Verso Mosca – Oleg Salenko, recordman per caso

Prologo

Agosto 1991.

Tutto il mondo si innamora sulle note di Brian Adams e della sua (Everything I Do) I Do It for You”.

Nel luogo più lontano, non geograficamente, rispetto agli Usa, dove la ballata del cantautore inglese domina la celeberrima Billbord Top 100, non si respira un bel clima.

Il 1991 segna la fine di una delle più grandi potenze della storia: l’Unione Sovietica si scioglie.

Il Partito comunista implode: l’ala conservatrice tenta un colpo di stato per impedire all’allora Presidente Gorbačëv di trasformare il paese in una nuova unione, che rispettasse maggiormente le autonomie territoriali della sterminata URSS.

Il golpe fallisce e il partito comunista viene messo alla gogna. Si arriva alla soluzione definitiva: l’URSS muore. La superpotenza che aveva conteso agli USA il controllo del mondo si sfalda.

Usa 1994

Il primo mondiale post URSS, si svolge, ironia della sorte, in USA.

Lo scioglimento dell’Unione aveva ovviamente avuto ripercussione in ogni ambito, compreso il calcio. La nazionale Russa esordì il 16 Agosto 1992, fino a quel momento esisteva solo una rappresentativa di calciatori di tutti gli ex stati membri.

Gli atleti che difendevano la bandiera della nuova Russia non erano tutti veri e propri russi. Molti calciatori della nazionale erano originari di altre zone della federazione, le quali però non tutte erano riuscite ad ottenere dalla FIFA l’omologazione per disputare gare internazionali, decidendo dunque di ottenere la nazionalità Russa pur di garantisìrsi una carriera sportiva migliore: è il caso di Viktor Onopko (recordman ogni epoca di presenze), Andrej Kančel’skis e del protagonista della nostra storia: Oleg Salenko.

La Russia si qualifica al mondiale del 1994 arrivando seconda in un girone di qualificazione composto da sole 5 squadre, alle spalle della Grecia.

Probabilmente a quel mondiale la Russia non dovrebbe esserci: la Jugoslavia (formata dalle attuali Serbia e Montenegro), sesta squadra del girone dei Russi, viene infatti esclusa dalla FIFA dalle qualificazioni, dunque dal mondiale, per motivi bellici.

La grande Jugoslavia, come l’URSS, era andata in frantumi e i conflitti sanguinosissimi tra ex connazionali spinsero la FIFA ad emarginare i Serbi dal Mondiale, impedendo al pubblico Americano di assistere alle magie di un “Genio” che, dopo aver sollevato al San Nicola di Bari la Coppa dei Campioni con la maglia della Stella Rossa aveva preso il controllo emotivo e tecnico della Scala del Calcio, schiantando, poche settimane prima dell’inizio dei mondiali, il Barcellona in finale di Champions League: Dejan Savicevic.

Dunque la Russia è al Mondiale. Oleg Salenko viene convocato, reduce da una buona esperienza in Spagna al Logroñés con la quale segna 23 goal in 47 presenze. Salenko nasce nel 1969 a Leningrado (l’odierna San Pietroburgo) la sua carriera comincia con la maglia dello Zenit Leningrado, l’attuale squadra allenata da Roberto Mancini. Sin da giovane mostra la sua attitudine alle competizioni brevi, con un exploit nel mondiale Under 20 di Arabia Saudita, nella quale il centravanti, con la maglia dell’URSS si aggiudica il titolo di capocannoniere, segnando cinque reti. Nel 1989, dopo il super mondiale disputato, passa alla Dinamo Kiev segnando 48 reti in quattro anni. Dopo la disgregazione dell’URSS passa al Logroñés.

 

Salenko è un mestierante del gol, nulla di più. Al mondiale ci va, ma da riserva.I titolari sono  Radchenko del Racing Santander e Yuran del Benfica, quest’ultimo però si fa male nella partita inaugurale contro il Brasile ed il suo posto viene preso proprio dal nostro eroe per caso.

In USA Si gioca in un clima infernale: non solo per l’elevata partecipazione del pubblico a stelle e strisce ma, sopratutto, per gli orari nei quali vengono svolte le partite. Per favorire la programmazione televisiva in Europa infatti si decide di giocare al mattino e nel primo pomeriggio con temperature elevatissime e picchi di umidità insostenibili.

La nuova Russia debutta il 20 Giugno 1994 contro il Brasile, la squadra che batterà gli azzurri guidati da Roberto Baggio in finale. La partita finisce 2-0 per i verdeoro con le reti di Romario e Raì.

Romario, Raì,
Romario, Raì e un giovane promettente

La seconda partita del girone vede i russi contrapposti alla Svezia, è proprio Salenko a portare in vantaggio la Russia trasformando un calcio di rigore concesso dall’arbitro per un ingenuo fallo commesso da un difensore Svedese. La Svezia, sperando egoisticamente che non partecipi a questo mondiale, era una buonissima squadra. Non aveva una grandissima tradizione calcistica ma l’ottimo lavoro di costruzione della nazionale per gli Europei casalinghi dell 1992 stava dando i suoi frutti: i gialloblù si qualificarono al Mondiale come sorpresa del loro girone, un raggruppamento difficilissimo nel quale riuscirono, all’ultima giornata, a sopravanzare ed eliminare la Francia, insediandosi come secondi alle spalle della Bulgaria. La squadra era solida: c’era il compianto Klas Inge Ingesson e brillò per tutta la competizione la stella di Dahilin. Fu proprio il numero 10 Svedese a conquistarsi il calcio di rigore per l’1-1 siglato da Brolin e a realizzare le due reti che consentirono agli Svedesi di battere la Russia, eliminandola. Il cammino della Svezia continuò trionfale, arrivando sino alle semifinali dove furono sconfitti dai Verdeoro (Nei gironi il match terminò 1-1) e conquistando contro la Bulgaria il terzo posto nella finalina.

La partita della storia e di Salenko però non è questa, trattasi dell’ultima partita del girone. Ad affrontarsi erano le due squadre eliminate del mini raggruppamento: Russia e Camerun. I Leoni d’Africa, guidati dall’idolo di Gigi Buffon, il leggendario portiere N’Kono, avevano attirato l’attenzione mediatica su di loro ad Italia 90 dove nella partita inaugurale sconfissero l’Argentina di Maradona e poi si spinsero sino ai quarti di finale.

Nel 94 però la situazione della squadra era differente: era in atto un profondo processo di ricambio generazionale e gli eroi della competizione italiana erano molto il là con gli anni: basti pensare che il bomber degli africani Roger Milla aveva 42 anni e sino allo scorso mondiale è stato il più anziano calciatore ad aver partecipato ad un mondiale, battuto da Mondragon.

Si gioca in California, lo stato delle stelle. Quel giorno la stella di Oleg Salenko si issò per sempre nel firmamento del calcio: le due squadre non avevano più nulla da chiedere al loro mondiale ma avevano voglia di fare una bella figura.

Al 15′ in contropiede la Russia sfonda sul centrosinistra della retroguardia Camerunense, la palla finisce sul destro di Oleg il quale buca in mezzo e gambe il portiere dei Leoni d’Africa. 1-0.

Al 41′ la Russia si invola in una situazione di 2 vs 1 con il portiere, con i Camerunensi fermi perché chiedevano il fuorigioco. Il compagno appoggia, Oleg deposita in rete. 2-0.

Sul finire della prima frazione Salenko si presenta nuovamente sul dischetto, bissando la rete contro la Sevzia. 3-0. Tripletta in un tempo, in poco meno di trenta minuti, una giornata storica.

Non è finità però: Al 46′ Roger Milla, appena entrato, riduce le distanze segnando il goal più anziano della storia delle fasi finali dei mondiali, a quasi 43 anni, un record probabilmente destinato a rimanere in eterno negli annali.

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Salenko e Milla al termine della partita

Al 72′ la Russia sfonda nuovamente a sinistra, palla appoggiata all’indietro, per Salenko è facilissimo fare il 4-1. Poker.

E’ finita? Assolutamente no. Tre minuti più tardi, verticalizzazione improvvisa, Oleg sul filo del fuorigioco raccoglie il suggerimento e fa 5-1. E’ cinquina, la prima e unica cinquina realizzata da un calciatore in una fase finale dei Campionati del Mondo di Calcio. 

La Russia poi trova anche il tempo per realizzare il goal del definitivo 6-1.

http://www.dailymotion.com/video/x3bhcig

Con questa super prestazione Oleg Salenko si è guadagnato, da mestierante del gol, la gloria eterna: iscrivendo non solo il suo nome negli annali per la cinquina, ma anche per il titolo di capocannoniere della competizione con 6 reti, in coabitazione, ma con meno partite giocate, al pallone d’oro dell’anno successivo Hristo Stoičkov.

Dopo il mondiale il CT Campione del Mondo, Carlos Alberto Parreira, vuole a tutti i costi Salenko al Valencia. Da qui però inizia un lento declino, fatto di infortuni e prestazioni molto deludenti. La carriera di Oleg Salenko termina mestamente in Polonia al Pogon’ Stettino nel 2001.

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Salenko al Valencia

Forse non conta nemmeno, il non russo che ha fatto grande la neonata patria resterà per sempre nella storia: il mestierante del gol, la sconosciuta riserva che side al tavolo di Ronaldo, Klose, Paolo Rossi e Gary Lineker.

Prossima fermata: Brasile

Andrea Nigro

 

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