Carlos Caszely, l’uomo che ha detto no a Pinochet.

Il Mondiale di Germania del 1974 non è stato un mondiale come tutti gli altri, ne è un esempio uno dei miei primi articoli dove narro l’incubo dello Zaire e quello storico calcio di Mwepu.

Nel 1974 il girone A era particolarmente teso e particolare, poiché ricco di spunti storici, un esempio perfetto del fatto che il calcio ma lo sport in generale non sono semplicemente sforzo fisico oltre i limiti, ma tantissime volte sono piccoli avvenimenti che si collocano all’interno delle piaghe della storia, quella con la S maiuscola.  In quel girone c’erano Australia, Germania Est e Germania Ovest (Che nel 1974 d’accordo non andavano particolarmente) e il Cile.

Il Cile, la nostra storia si sviluppa qui, e ha due protagonisti, che si incontrarono faccia a faccia nel 1974, dove uno dei due, perdonatemi ma per me è quello buono, si trasformo in idolo e simbolo di rivalsa di un popolo intero.

Il nostro eroe ha un nome e un cognome, ha anche un ruolo in un campo da calcio: si chiama Carlos Huberto Caszely, soprannominato “Rey del metro cuadrado”, di professione attaccante. Carlos è un fuoriclasse assoluto, vincitore di campionati e coppe internazionali, e aveva il compito di guidare la nazionale cilena alla qualificazione al mondiale del 74. La qualificazione arrivò, in maniera del tutto particolare.

L’urna degli spareggi mise contro URSS e Cile, ed è qui che la Storia con la S maiuscola si inserisce in vicende di calcio. L’Unione Sovietica aveva represso nel sangue le rivolte di cinque anni prima a Praga e la situazione era complessa, inoltre l’altro protagonista della nostra storia il Generale Augusto Pinochet, che era salito al potere grazie alla onnipresente America, instaurando nel 1973 il suo regime militare. A farne le spese per primo fu l’allora presidente Salvador Allende che per non vedere il Paese nelle mani di un dittatore efferato preferì spararsi quando questi entrò a Santiago del Cile.

La partita d’andata fu giocata a Mosca e terminò 0-0, la partita di ritorno non è mai stata giocata, anzi è stata giocata per una manciata di secondi: la Russia non si presentò in Cile perché contraria al giocare allo Stadio Nazionale, che era stato utilizzato dall’11 settembre del 73 fino a pochi giorni prima della partita come campo di sterminio degli oppositori del Generale. La partita sarebbe stata vinta dal Cile a tavolino ma in un clima surreale, con le tribune gremite, i cileni si schierarono e decisero di segnare simbolicamente un goal, la palla la toccarono tutti, anche Caszely, che pensò di spazzarla lontano ma alla fine la passo al capitano Valdes che spinse la palla in porta. Subito scappò negli spogliatoi per la vergogna.

I due si trovarono faccia a faccia poco prima della partenza per la Germania, il dittatore volle incontrare tutti i calciatori e stringere loro la mano. Tutti sapevano che Carlos non simpatizzava assolutamente le posizioni del regime, anche Pinochet stesso. Quando arrivò il momento di stringersi la mano Pinochet tese la sua, Caszely incrociò le braccia, girando lo sguardo. Fu un momento storico.

Il mondiale del 74 fu, senza mezzi termini, uno schifo per la Roja. Fuori ai gironi, con il nostro Carlos primo giocatore della storia dei Mondiali di Calcio destinatario di un rosso diretto. La stampa Cilena che libera non penso che fosse, distrusse l’operato del nostro protagonista. Ma la cosa peggiore fu la notizia che sua madre era stata sequestrata e torturata, cosa che Carlos sempre vide come una ritorsione per le sue idee e le sue prese di posizione. Fu quasi emarginato dalla nazionale, dove giocò sporadicamente. Alla sua partita di ritiro parteciparono numerosi contestatori del regime, tanto che fu consacrato come una delle icone anti dittatoriali in Cile, prima di questa partita, precisamente nel 1985 i due antagonisti si incontrarono nuovamente. Caszely indossava una vistosa cravatta rossa e Pinochet ironizzò sul fatto che la portasse sempre, facendo gesto con le mani di una forbice. Caszely lo guardò negli occhi e disse: “Sempre vicino al cuore.”

Dopo il suo ritiro dall’attività professionistica divenne ancora più impegnato nell’ambito sociale, pur non entrando mai in politica. Fu però uno dei più importanti esponenti del movimento a favore del No che vinse alle elezioni referendarie del 1988 che reintrodussero le elezioni democratiche per l’elezione del Primo Ministro, che ebbero luogo nel 1989 esautorando dai suoi poteri proprio il protagonista cattivo: Augusto Pinochet.

Carlos Caszely è un esempio di resistenza non violenta, ha dato a tantissima gente il coraggio di sopravvivere ad un periodo molto buio dal punto di vista politico, è esempio per tutti: è un simbolo del coraggio di dire No. E’ simbolo del coraggio di non svendere le proprie idee e i propri ideali ai potenti per paura, Carlos Caszely non avrà fatto nulla di eclatante ma per me è un eroe.

Carlos Caszely, l’uomo che ha detto no a Pinochet.

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