La campagna elettorale di Cito è la più bella del mondo

Taranto, come molti comuni d’Italia, si appresta ad andare al voto per le elezioni amministrative. Si rinnoveranno Giunta e Consiglio Comunale e il clima in Città sembra essere il peggiore degli ultimi anni. Taranto ha un sacco di criticità, ad uno sguardo attento, non mi sembra che nessuno abbia le competenze e le capacità per risollevare una città attualmente allo sfascio.

L’emergenza Ilva e ciò che ne consegue, l’emergenza umanitaria legata agli sbarchi dei migranti, la crisi sociale dovuta alla disoccupazione e la pressante crisi economica che sta torturando la città, sono solo alcune delle emorragie che la prossima classe dirigente cittadina dovrà prima provare a contenere e poi provare a rimarginare.

Svetta, tra i molti candidati, una figura di spicco: Mario Cito.

Mario Cito è il figlio del grande Giancarlo Cito, il Berlusconi della Salinella: nato palazzinaro, si trasformò in imprenditore nel campo delle telecomunicazioni, fondando i canali televisivi Antenna Taranto 6 e Super 7. Sin dagli anni sessanta è stato attivo in politica: si segnala l’espulsione dall’MSI per sue posizioni estremistiche (Tenetela buona che ci servirà dopo). Nel 1992 fonda AT6 – Lega d’Azione Meridionale. 

Dopo alcuni tentativi non andati a buon fine riesce a diventare Sindaco di Taranto nel 1993, ottenendo un consenso enorme in città. Dopo una vicenda giudiziaria legata ad un contenzioso per l’utilizzo dello stadio “Erasmo Iacovone” viene condannato a due anni per abuso d’ufficio. In questo periodo fa il grande salto: dalla politica locale passa ad essere una figura di spicco della politica nazionale. Nel 1996 diviene Parlamentare e con la sua Lega d’Azione Meridionale contrasta le posizioni antimeridionaliste della Lega Nord, organizzando una Marcia su Mantova. Alle amministrative del 1997 si candida come Sindaco di Milano, ma, malgrado l’intento di trasformare Milano nella Taranto del nord e la presenza di Leone di Lernia nella sua lista, non riesce ad ottenere un gran numero di voti.

Nel 2000 non riesce ad essere eletto Governatore della Regione Puglia. Nel 2007 si ricandida per la poltrona di primo cittadino di Taranto ma deve ritirare la candidatura a causa della condanna con formula piena per concorso esterno in associazione mafiosa. Al suo posto candida il figlio, che manca per poche centinaia di voti il ballottaggio, malgrado AT-6 sia il partito più suffragato in città.

Alle successive elezioni del 2009 (Si, a Taranto solo governi cittadini di lunga durata) sostiene il candidato di centro destra Giuseppe Tarantino, che arriva terzo,sfiorando il ballottaggio. Alle ultime elezioni scende in campo nuovamente al fianco del figlio Mario, il quale si deve arrendere al ballottaggio al Sindaco uscente, Ippazio Stefano.

Oggi, sono nuovamente l’uno di fianco all’altro, sperando di riuscire finalmente a vincere.

Il sistema Cito è perfetto: una politica efficace di questi tempi, il suo pensiero è altamente populista, nei suoi interventi è chiaro che specula sulla disperazione della gente, trasformandola in frustrazione violenta. Pensandoci bene, dopo aver riletto questa mia ultima riflessione, preferisco riformulare: Cito è un esempio di ciò che fanno i nostri principali politici nazionali.

In una città depressa e repressa, che sta vivendo una crisi sociale e culturale, come Taranto, un politico come Giancarlo Cito riesce ad erigersi come un salvatore, senza esserlo, senza nemmeno credere di esserlo.

Ciò che mi colpisce guardando l’unica lista a sostegno di Mario Cito è l’eccellente lavoro di costituzione della stessa: sono rappresentate tutte le fasce d’età della società e tutte le categorie sociali. Ad esempio: abbiamo un candidato consigliere del 1946 e uno del 1991, in maniera tale da cercare di raccogliere più voti possibili.

La comunicazione attorno ai Cito è randomica e inadeguata: nessun sito internet, nessuna grafica dei programmi (solo qualche foto dei volantini sparsa sulle due pagine Facebook intestate a Giancarlo, che rimbalzano solo gli stessi post) e, sopratutto, nessuna cura della forma: si passa dagli screenshots (nemmeno ritagliati) alle foto che immortalano un uomo di spicco di una delle città dalla tradizione artistica più bella d’Italia attaccare un volantino su un quadro.

Esempio
Commovente dimostrazione di mala politica e mala comunicazione in un secondo netto, ben fatto!

Lo slogan, poi, è una roba imbarazzante: “Con il cuore al passato e lo sguardo al futuro”. Tanto semplice, quanto vecchio e scontato, ma mi ha fatto riflettere moltissimo: Mario Cito, il figlio di Giancarlo, non compare quasi mai. MAI. Non parla mai di programma politico, parla solo di avversari e di “Mandare a casa la vecchia classe politica” (Populismo Alert!).

Mario Cito non esiste, quantomeno nella sostanza di persona politica. Infatti non è lui ad essere dipinto come un salvatore, bensì il padre, onnipresente nei pensieri dei fans. Si, perché non stiamo parlando né di candidati consiglieri credibili, né  di persone che sanno quello che devono fare, se malauguratamente venissero votate.

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Campagna Elettorale

Se doveste fare una ricerca sul candidato Sindaco riferita a questa campagna elettorale, troverete solo una breve intervista su YouTube, nella quale oltre ai soliti luoghi comuni non dice nulla.

La comunicazione ha una grande punta diamante il “Filo diretto con Giancarlo Cito” programma trasmesso sulle televisioni del nostro aspirante Donald Trump e dalle sue pagine Facebook, in cui parla, senza alcun coprotagonista, delle sue idee per delle ore. Il programma è semplice ed efficace, e rispecchia in pochi istanti il grande problema di Giancarlo e Mario Cito: sono anacronistici e inadeguati.

Sono vecchi, completamente inadatti ai tempi moderni ma, nel clima disastroso di Taranto, il loro seme riesce comunque ad attecchire nelle menti delle persone.

Un altro dato allarmante da non sottovalutare assolutamente è questo: in un sondaggio non ufficiale, fatto da alcune pagine Facebook, Mario Cito attualmente è virtualmente secondo. Il dato più interessante però è un’altro: il consenso del nostro candidato è assolutamente simile per ogni quartiere, senza segnalare né picchi né cali di gradimento tra le zone “buone” e “cattive” della città. Questo ci fa capire che nel cuore di una generazione, tendenzialmente in quello degli over 40, i Cito sono degli eroi, proprio grazie alla loro goffa e raffazzonata comunicazione televisiva.Le epiche comparaste televisive di Giancarlo dalla D’Urso contribuiscono ad alimentare questo mito dell’uomo di successo che salverà Taranto.

In soldoni: l’elettore dei Cito è un analfabeta funzionale, la persona che vive su internet e sui social senza capirne il funzionamento e per il quale i luoghi comuni, il dialetto e gli slogan recitati tipo mantra hanno una magnetica impareggiabile.

D’altro canto su Internet sono nate numerose pagine che riducono ad un Meme il patriarca della stirpe dei Cito. Un’iniziativa divertente, ma vi ricordo che un pirla che si lancia il sale sul gomito è diventato un’icona mondiale della “comicità” pertanto non sarei stupito se tra le persone che seguono la pagina ci fossero convinti sostenitori del politico tarantino.

Una straziante poesia, dedicata al grande Giancarlo da una Candidata al Consiglio Comunale:

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Il livello della campagna elettorale è questo: bassissimo. Alla dialettica sui programmi e sulle cose da fare sono state sostituite le Odi Manzoniane. Negli altri schieramenti non si trova di meglio, anzi, se a qualcuno facesse piacere mi piacerebbe addentrarmi nell’analisi di tutti i candidati.

Io spero che Taranto abbia un moto d’orgoglio, perché la politica Tarantina di certo non la salverà.

Speriamo bene.

#SAVETARANTO

 

 

 

 

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