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2 3 9. Sei bambini.
A largo della Libia, nel Mediterraneo, ancora una volta.
 
L’indifferenza ed il mare non smettono mai di uccidere.
Per l’ennesima volta siamo costretti ad interrogarci sui perché, sulle cause, a vedere madri che si son salvate ma hanno perso il proprio figlio disperarsi, siamo costretti a recuperare cadavere mangiati dall’acqua, siamo costretti a fare finta che la soluzione interessi a tutti.
Si son salvati in 29 questa volta. Erano stipati come sardine su due gommoni fatiscenti, loro non volevano partire ma gli scafisti che lucrano sull’anima e la vita hanno ucciso uno di loro, costringendoli a salire a bordo di quelle bagnarole.
Non sopporto più l’idea di dover leggere e sentire di queste stragi, senza costatare che nessun ordinamento sovrastatale si impegna per creare un corridoio umanitario serio, che garantisca ai migranti la sicurezza e la tranquillità che meritano essendo uomini, che permetta ai richiedenti asilo di essere salvati dai posti in cui sono ostracizzati.
776.
I migranti salvati oggi nel Mar Mediterraneo.
Tutti su delle bagnarole.
Affidati a Poseidone e al buon cuore degli Stati che non respingono ma salvano.
Un esercito silenzioso di donne e uomini veglia sui migranti ogni giorno, ogni giorno si salvano centinaia di vite umane grazie allo straordinario dispiegamento di forze dello Stato Italiano, di quello Spagnolo e delle ONG. Nessuno parla mai di loro come eroi, non sono mai il primo servizio del TG, sono sempre lasciati in mezzo, come se quello che fanno non sia una delle cose più incredibili al mondo, come se fosse normalità.
Normalità. Oggi è stata una normale giornata di lavoro per queste persone che danno nomi a chi altrimenti non avrebbe nemmeno un riconoscimento sulla lapide, che danno nomi a bambini nati a bordo delle bagnarole della morte, che si scontrano con mille difficoltà e che sono a contatto con storie sempre diverse e sempre più strazianti. A loro bisognerebbe dedicare cinque minuti della nostra vita e ringraziarli per quello che fanno, a nome dell’Italia, dell’Europa, dell’Onu e sopratutto a nome dell’intera umanità.
1015.
Il totale che conosciamo di donne e uomini che hanno sfidato il mare nelle ultime 24 ore.
Un paesino, una intera comunità di donne, uomini e bambini. In 805 sono riusciti a salvarsi. Più di un quarto di loro non sono riusciti a toccare terra e probabilmente nemmeno i loro corpi potranno mai più farlo. E noi, attoniti, osserviamo questa strage come abbiamo già fatto mille volte, senza che nessuno faccia nulla per cambiare le cose, senza un minimo cenno di umanità da parte delle istituzioni. Esseri umani che sono ripudiati da tutte le terre nel mondo. Che muoiono mentre sono alla ricerca di una nuova meta che possa ospitarli. Vittime del mondo, e delle sue storture profonde.
La freddezza dei numeri, in una normale giornata di morte nel Mar Mediterraneo.
Andrea Nigro
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