In Goal con l’integrazione.

Le storie, quelle belle davvero, di solito ci lasciano attoniti, accorciano il respiro e fanno venire gli occhi lucidi. Questa storia, questo progetto e le parole che questi ragazzi mi han scritto confermano in pieno questa affermazione. Ho seguito l’Associazione Optì Pobà da quando era davvero neonata, un progetto affascinante con delle finalità encomiabili, mi colpì subito la genialità nell’adottare un nome che da qualcuno era considerato come dispregiativo nei confronti di tanta gente, con così tanto orgoglio. Sono diventato loro tifoso, non tanto per l’aspetto del campo, ma per tutto il resto. Qualche giorno fa tramite social ci siamo messi in contatto, e abbiamo realizzato questa piccola intervista, questi sono i ragazzi dell’Associazione Optì Pobà, una famiglia grandissima che promuove l’integrazione e l’istruzione attraverso un pallone di cuoio. A tutti loro dovremmo dedicare un applauso lunghissimo.

Ciao Ragazzi, prima di tutto mi piacerebbe sapere chi siete, tutti i vostri nomi!

“I nostri nomi sono Marika, Luciana, Egidio, Massimo, Roberto, Nicola, Ivan e Francesco, ma anche Yakouba, Youssuf, Sadou, Dembo, Ousmane, Jacob, Festos, Ibrahima, Djakarja e altri mille!”

Come nasce l’idea di creare l’Associazione Optì Pobà? E quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati?

“L’ idea nasce quasi per caso, e nello specifico è l’incontro di due passioni: il calcio e il volontariato. La reazione chimica tra questi due elementi ha fatto si che nascesse l’Associazione Optì Pobà, il cui obiettivo principale OP1.jpgè creare integrazione usando mezzi quali lo sport, l’alfabetizzazione, la creatività e tutti quelli che sono utili a tale fine.”

La fase organizzativa è stata difficile e come ha risposto la comunità di Potenza?

“La fase organizzativa è stata praticamente nulla. Infatti abbiamo pensato prima ai fatti e poi alla documentazione (statuto, atto costitutivo ecc). Dopotutto è molto più facile mettersi a giocare a pallone che compilare pagine e pagine di carte!

La città di Potenza ha risposto molto bene. Si è creato subito un clima di accoglienza e ancora oggi tanti nostri concittadini fanno a gara a chi ci aiuta di più! Ma non solo in città, abbiamo avuto una grande eco su tutto il territorio nazionale e anche dall’estero. Questo ci inorgoglisce, ma allo stesso tempo ci fa sentire ancora più responsabili e più determinati a raggiungere i nostri scopi.”

So che avete scritto a Tavecchio, vi ha mai risposto?

“No, da lui nessuna risposta. Abbiamo avuto un brevissimo incontro, non ufficiale, tra presidenti. Non pensiamo alla cattiva fede di nessuno, ma crediamo che Tavecchio sia circondato da persone che non vogliono propriamente il suo bene. E qui meglio fermarci, non apprezziamo particolarmente la FIGC.”

Dopo i tragici fatti di Parigi, si è scatenata una ondata di odio xenofobo immotivato, voi a questa gente che giudica così sommariamente e in maniera pregiudiziale come rispondereste?

“Noi rispondiamo con i fatti. Quindi andando in giro a portare la nostra esperienza, e quella dei ragazzi. Chiunque passi una mattinata in compagnia nostra e dei nostri amici che vengono da decine di Stati diversi, non può che non cambiare idea. E non bisogna generalizzare, mai!

Come dice un proverbio africano “le dita della mano, pur appartenendo alla stessa mano, sono tutte diverse tra loro!”

 

La vostra esperienza vi ha messo davanti a storie toccanti e difficili, secondo voi la gente riesce a comprendere in pieno tutte le difficoltà incontrate dai ragazzi?

“In tutta onestà neanche per noi è stato facile e immediato comprendere le sofferenze e i drammi da cui queste persone fuggono. Cosa ti può far tanta paura da spingerti a percorrere migliaia di kilometri nel deserto e poi a imbarcarti su un mezzo di fortuna e affrontare il mare aperto. Senza parlare delle atrocità e delle ingiustizie che subiscono durante i momenti in cui non viaggiano, soprattutto la permanenza in Libia.”

Cosa vuol dire essere Rifugiato Politico? Per quale motivo avete ottenuto lo status?

Ho intervistato alcuni ragazzi.
Yakouba 28 anni: “Essere rifugiato politico vuol dire trovare la protezione di un altro paese quando il tuo paese di origine non può o non vuole farlo. Io ho ottenuto lo status perché nel mio paese ero perseguitato dal regime a cui mi opponevo.”
( ha reso le dichiarazioni in lingua italiana )
Omar: “Essere rifugiato politico vuol dite essere protetto in un altro paese in grado di assicurare i diritti e rispettare la libertà. Ho ottenuto lo status un anno fa. Da quel giorno sono un uomo libero.”
(ha reso le dichiarazioni in lingua italiana)
Mohammed: “Il rifugiato é una persona che fugge dal suo paese perché non é un uomo libero. Non può cioè esprimere liberamente la propria opinione se non rischiando di essere imprigionato o ucciso. Io ho fatto domanda di asilo politico ma sono ancora in attesa del responso.”
(dichiarazione resa in lingua inglese)
Voi cosa avete trovato in Italia? Come vi sentite a vivere qui?

Youssouf: “In Italia ho trovato tanti amici. Il primo italiano che ho conosciuto é stato l’uomo che mi ha teso la mano mente la barca su cui viaggiavo stava affondando. Non posso che essere riconoscente al paese che mi ha salvato la vita.” (Dichiarazione resa in lingua francese)
Abdu: “In Italia ho trovato una famiglia. Anzi in Italia ho ritrovato la mia famiglia. Nel mio paese infatti ero stato costretto ad allontanarmi da loro per paura che potessero soffrire o essere perseguitati. L’Italia é il paese che mi ha riconosciuto come cittadino libero ed ha accettato la mia domanda di ricongiungimento familiare. L’Italia mi ha dato dignità”(dichiarazione resa in lingua italiana)
Mahammadou: “In Italia ho trovato la pace. Non é facile spiegare cosa vuol dire avere paura di esprimere pubblicamente la propria opinione. La cosa più importante per me in questo momento é lo studio. L’Italia non solo é il paese che mi ha salvato la vita, é anche il paese che mi ha riconosciuto come uomo libero e non c’è libertà senza cultura ed educazione.” ( dichiarazione resa in lingua inglese)

 

Se ne aveste la possibilità, quale squadra invitereste a Potenza per una amichevole? Perché?

“Io inviterei la Nazionale, perché è la squadra che rappresenta tutti noi, è la squadra dove giocheranno magari i figli dei rifugiati o degli immigrati che sono arrivati in Italia!”

Chiunque volesse dare il proprio contributo all’iniziativa può contattare l’associazione sulla loro pagina Facebook: https://www.facebook.com/AssociazioneOptiPoba/?ref=hl.

Oppure può scrivere a:

“Associazione Opti pobà, via Siracusa 84, Potenza, 85100”

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