Nightmare in Paris.

Parigi piange, e conta i suoi morti. Tutto l’Occidente piomba nel terrore.

Quello che è successo nella serata di ieri è il più grande attacco armato organizzato in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Bombe e pallottole hanno ucciso, ma hanno anche definitivamente demolito quella minima sicurezza di essere tranquilli, in questa parte del mondo.

Gli attacchi sono stati rivendicati dall’ISIS. Questo vuol dire che è opera di una frangia di uomini, che si nascondono e plasmano la religione secondo i loro piani, utilizzandola come strumento per reclutare gente. Sappiate che un islamico vero, oggi piange i morti francesi quanto noi, anzi anche di più, perché per colpa di questa gente lui dovrà sempre combattere contro i pregiudizi degli idioti e con la generalizzazione, quello che passa su molti mezzi d’informazione e nella mente di molti è questo: Islam = Isis, nulla di più sbagliato, prima di parlare di terrorismo islamico parlate bene dell’organizzazione, cari giornali, invece no, ci si appropria di un nome e si butta tutto in un unico calderone che bolle, plagiando l’informazione vera e la gente, che si informa meno di voi. Le crociate anti islamici partite ieri, mentre si contavano i morti, e Parigi era al freddo di Novembre senza un posto sicuro, mi hanno fatto vomitare. Nel senso letterale, una fitta allo stomaco che ora che ci sto pensando e penso che la situazione non migliorerà. Sarò io eh, che forse non farò carriera in politica, ma Matteo Salvini e soci sono una razza di vili mai visti, sono una colonia di ratti che aspettano l’immondizia per cibarsi. Mi fanno semplicemente schifo, argomento chiuso. Così come quei giornali che oggi titolano insulti nei confronti di una cultura intera. Poi ci sono i Francesi, loro hanno insegnato a noi la potenza del pensare e ancora oggi, nella tragedia continuano a spiegare al mondo la loro grandezza intellettuale.

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Il video allo Stade De France è impressionante, un esplosione che fa paura, la gente che piomba nel caos, campo che viene utilizzato per sgomberare la gente dalle tribune e Hollande che viene portato via, evacuato per evitare guai peggiori.

E in quel clima folle, in quei momenti pieni di isterismo, i Francesi mi hanno dato una lezione di vita assurda: la dignità e il restare uniti, in quel tunnel, mentre uscivano dallo stadio, compatti, quando hanno intonato “La Marsigliese” in un clima da brividi. Il popolo invoca se stesso per farsi forza, per esorcizzare il pericolo e rispettare la patria ferita.

Ieri abbiamo vissuto la guerra sotto casa, la guerra che imponiamo a tanti innocenti quando abbiamo la presunzione di esportare la democrazia in tutto il mondo. La guerra chi in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan ha fatto milioni di morti, senza che noi ce ne curassimo più di tanto. la guerra dei Curdi, che stanno combattendo l’ISIS nel silenzio più totale, che vengono sterminati a centinaia, e sono Musulmani. Oggi, inneggiare a Putin e Assad e ai loro piani di sterminio è errato, è sperare nella morte, sarebbe come agire come l’ISIS. Sarebbe condannare tanta gente innocente a subire massacri ingiusti, quella stessa gente che poi scappa sui barconi, e che noi consideriamo subito come dei delinquenti.

Hanno colpito un gruppo che aveva deciso di suonare in Israele, un abominio tutto occidentale imposto da tutti noi, hanno colpito lo sport, il principale intrattenimento occidentale, hanno colpito ognuno di noi. Era tutto maledettamente studiato, quattro attacchi in quattro punti altrettanto strategici, una azione pianificata in ogni dettaglio. Come se l’attentato a Charlie Hebdo fosse solo stato un avvertimento macabro.

La risposta deve essere forte, deve essere una risposta di idee forti, che non vuol dire come ho tristemente letto in giro: “Bruciamoli/ Radiamo al suolo le Moschee/ Fuori da casa nostra/ Sgozziamoli” No, voi siete feccia con diritto di voto e connessione internet, voi siete il male. Esattamente come siete il male voi che citate la Fallaci, per sentirvi intellettuali classisti, dopo aver digitato su Google “Frasi contro l’Islam”. La risposta sta innanzitutto nell’informazione sul fenomeno. Fossi io il Ministro dell’istruzione, da lunedì manderei nelle scuole gli esperti a parlare di ISIS e medio Oriente, insieme a gente che professa le religione islamica, per far capire ai ragazzi come discernere il male dal bene. Applicherei un controllo totale per evitare titoli e affermazioni razziste e che creano tensioni e odio, istituirei dei rapporti dettagliati da distribuire gratuitamente sul web,

Dopo l’attentato a Charlie Hebdo la comunità islamica reagì pesantemente, nacque l’hashtag #notinmyname che veniva utilizzato insieme a delle foto per esprimere la propria lontananza da questi estremismi lucidamente folli, oggi vorrei appropriarmi per un secondo di quello hashtag per esprimere alla comunità islamica, quella formata da gente normale, come me, la vicinanza in questi giorni che saranno una gogna mediatica continua. Oggi su Twitter quella indignazione ritorna, più forte e più convinta.

Io so che Parigi tornerà presto ad essere un posto fantastico per l’uomo, come fu descritto divinamente da Woody Allen,stanotte invece di essere magica è diventata la scenografia degli incubi di tutti. Purtroppo so anche che la giornata di ieri sarà ricordata come uno spartiacque nella storia recente. Le frontiere si chiuderanno e si tornerà indietro, lo spettro è quello e onestamente mi fa molta paura.

Son convinto che l’unica soluzione affinché nel mondo non esista più violenza sarebbe se il mondo fosse popolato da bambini: i bambini sono la rappresentazione più evoluta dell’uomo, loro interagiscono con chi hanno intorno sbattendosene se questi siano musulmani, cattolici, di destra, di sinistra, stronzi, ladri,etc. Loro interagiscono con chiunque, ed il massimo che possa accadere in un mondo di bambini è un graffio o un morso, poi si fa la pace, e si torna a parlare, giocare e ridere. Noi siamo tutti cresciuti, male, e ci siamo dimenticati di quando eravamo bambini per trincerarci e coprirci di bandiere ideologiche, condannando il mondo all’odio. E alla morte.

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