Amata terra mia.

Il luogo da cui proveniamo è fondamentale, quello che siamo, il nostro modo di affrontare la vita è figlio delle strade sulle quali cresciamo, sulle quali facciamo mille esperienze. Noi, Andrea D’Aversa e Andrea Nigro, siamo usciti di casa e abbiamo iniziato ad osservare, a confrontarci, a fotografare e scrivere di Grottaglie. La nostra è una dichiarazione d’amore incondizionato per la nostra terra, che siamo stati costretti parzialmente ad abbandonare. Conoscere le proprie origini è fondamentale. Noi abbiamo provato a mettere in risalto le bellezze di Grottaglie, quelle naturalistiche, paesaggistiche e quelle culturali, entrando nelle botteghe per capire e descrivere il passato, il presente ed il futuro della ceramica Grottagliese.

Prima di iniziare è bene fare riferimento ad un minimo di coordinate storiche. I primi insediamenti che hanno dato vita a Grottaglie, che deve il suo nome dal latino Kriptalys e dal greco Κρυπταλύς, a causa della natura del territorio, ricco di grotte, furono delle aggregazioni rupestri all’interno della Gravina di Riggio. Tra gli studiosi è opinione comune che Grottaglie è nata in seguito alla distruzione di Rudiae (Che avrebbe dato i natali a Quinto Ennio), da parte dei Barbari. Nel Medioevo la popolazione si arricchì dei fuggitivi da Oria, e si creò un primo nucleo abitativo intorno la Lama del Fullonese. In seguito alle distruzioni di Goti e Saraceni, fu costruito il nucleo attuale del Centro Storico che fu fortificato e arricchito con il Castello Episcopio e la Chiesa Matrice in età Medievale.

Dal punto di vista naturalistico Grottaglie è ricchissima di gravine. Sicuramente la più importante e suggestiva è quella di Riggio, culla della comunità grottagliese, importantissima non solo da un punto di vista strettamente naturalistico ma anche dal punto di vista artistico. Infatti ci sono stati parecchi ritrovamenti di affreschi Paleocristiani all’interno delle grotte. A sud di Riggio si trovano le Cave di Fantiano, anche loro hanno ospitato alcuni insediamenti nell’antichità, poi il territorio venne sfruttato per l’estrazione del tufo, oggi data la sua suggestività è utilizzata come spazio culturale facendo da sfondo per molte kermesse teatrali. Ad ovest del centro urbano si può osservare il Fullonese, che deve il suo nome probabilmente all’attività principale della colonia di Ebrei che lo abitava, infatti essi erano abili nell’arte della tintoria (lat. Fullo). Nella Lama si trova una delle più importanti testimonianze del passato: una grande grotta adibita a Chiesa dell’età Paleocristiana. All’interno di questa è ben visibile l’altare in tufo.

Giusto per farvi un idea date un’occhiata qua.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dunque possiamo dire che il primo nucleo di Grottaglie si sviluppa intorno a tutte le sopracitate gravine. Dal punto di vista Paesaggistico il Centro Storico è il nucleo principale della città. Esso nacque in seguito alla unione nella stessa area dei sette casati che costituiscono il primo nucleo di abitanti di Grottaglie, il Centro Storico fu fortificato durante il Medioevo, in seguito a quest’opera di fortificazione mantenne vari accessi, chiamati Porte. Porta San Giorgio fa parte della struttura del Castello Episcopio, Porta Sant’Angelo invece conduce verso il Convento dedicato a San Francesco di Paola. Spiccano nel complesso urbano, il Castello e la Chiesa Matrice. Il Castello fu costruito a fine 1200 e fu abitato dai membri della Curia Tarantina, i quali erano i feudatari di Grottaglie, tra questi possiamo ricordare Giacomo D’Atri. Secondo la leggenda la sua morte violenta è da imputare ad un contadino che non accettò che D’Atri rivolgesse particolari attenzioni a sua moglie, la leggenda è collegata ad una forma tradizionale della ceramica Grottagliese: la Pupa. Ovvero la bambola con i baffi da uomo. La Chiesa Matrice fu terminata nel 1379, ed ha una posizione centrale svettando su Piazza Regina Margherita. Di particolare interesse artistico è il Portale, con il rosone e i due leoni. Altre particolarità architettoniche del Centro Storico sono la Chiesa della Madonna del Carmine costruita sopra un’altra chiesa,infatti durante i lavori di costruzione furono rinvenuti parecchi reperti, Palazzo De Felice, “Lu Pinnino”, che è una scalinata all’interno del centro storico formata da gradini bassi e lunghi che facilitavano l’incedere dei cavalli, e le nchiosce, ovvero stradine senza uscita caratteristiche del nostro Centro storico.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Infine abbiamo cercato di raccontare la nostra ceramica, non seguendo semplicemente un approccio mirato a mettere in risalto l’arte ma anche la situazione odierna dell’indotto. Abbiamo idealmente tracciato un percorso quasi da linea del tempo, infatti abbiamo incontrato il Prof. Orazio Del Monaco, uno degli ultimi grandi maestri del passato, Eligio Nigro (Massima resa con il minimo sforzo, diciamocelo.) e Giorgio Di Palma, un ragazzo giovane che sta contribuendo all’innovazione del prodotto ceramico grottagliese. Abbiamo fatto loro alcune domande per cercare di avere una prospettiva totale.

Intervista al Prof. Del Monaco.

Qual è secondo lei il periodo di maggior splendore della ceramica grottagliese?

“Da un punto di vista strettamente commerciale e di notorietà i primi del ‘900. A quell’epoca si produceva ceramica d’uso e il quartiere era un vero e proprio impero produttivo. Tra il 1928 e il 1930 erano impiegati nell’indotto oltre 800/900 persone, pertanto la ceramica era una parte fondamentale della nostra economia cittadina in quanto creava benessere e dunque sviluppo. Abbiamo conosciuto un periodo di crisi con i progressi scientifici e chimici inspirati da Giulio Natta, ultimo Nobel per la chimica italiano, che scoprì la polimerizzazione, che è la base per la creazione della plastica. L’avvento della plastica comportò un cambio della produzione. Venuta meno la centralità della ceramica popolare, che attraversò un periodo di dura crisi intorno al 1945-50 che comportò la chiusura di un ingente numero di botteghe, alcune aziende hanno puntato su un prodotto simile alla Maiolica, che nel ‘700 a Laterza aveva il suo centro nazionale d’élite. Lo sviluppo dell’industria chimica portò al cambiamento dei metodi di lavoro, ad esempio non si estraeva più l’argilla dalle cave. Questo cambiamento non influenzò solo la ceramica, ma fu un cambiamento socio culturale. Attualmente a Grottaglie si è perso il fascino e la cultura dell’artigianato, tutto si riconduce semplicemente all’aspetto commerciale. Sarebbe interessante far vedere prima il processo creativo e produttivo e poi far visitare le esposizioni. Un Assessorato più severo avrebbe dovuto fornire alla ceramica una veste aristocratica.”

Ci può parlare di qualche forma del passato che si è persa?

“La Ceramica Grottagliese tradizionale era una ceramica d’uso, prima della Seconda Guerra Mondiale ogni famiglia aveva minimo 50/60 oggetti in ceramica indispensabili per la vita di tutti i giorni (Capasoni, pitali, contenitori per salamoie, ceramica domestica, igienica, pirofila, per l’illuminazione). L’uomo sopravviveva grazie alla ceramica. Sicuramente una delle forme tipiche della nostra produzione era il capasone che aveva un processo di produzione particolare (Veniva realizzato in vari pezzi al tornio ndr). Secondo me l’errore di molti artigiani è che avrebbero dovuto fare veri e propri studi di design e adattare ai tempi moderni la ceramica del tempo, mantenendo il filo della produzione. Grottaglie oggi dispone di molti giovani validi che sono costretti a scontrarsi con la realtà economica attuale, che non permette di assumere gento. Ecco perché si assiste al fenomeno dell’eccessiva commercializzazione della ceramica, che sta portando ad un decadimento culturale e del prestigio del fattore millenario.”

Quanto è stato importante il collegamento tra l’Istituto d’Arte e il Quartiere delle Ceramiche?

“Un importanza molto alta, malgrado all’Istituto d’Arte non è stata sempre riconosciuta tanta importanza. Se c’è stato un ricambio generazionale, bisogna dare atto all’Istituto che ha creato negli anni una classe d’eccellenza. Aver levato il prestigio e aver fatto tabula rasa, soprattutto nei centri specifici, è un sacrilegio. Faenza, Caltagirone e Grottaglie sarebbero dovuti essere potenziati, per renderli centri unici della ceramica. Verso questa strada si muoveva il Progetto Michelangelo che promossi a Roma quando facevo parte dell’Ispettorato.”

Andando avanti nel nostro giro nel Quartiere abbiamo incontrato Eligio Nigro (Si, insomma mio padre.) Anche a lui abbiamo fatto qualche domanda soffermandoci sulla situazione attuale del comparto artigianale a Grottaglie.

Intervista ad Eligio Nigro.

Quali possono essere secondo te tre accorgimenti da attuare rapidamente per migliorare la situazione della Ceramica grottagliese?

“Primariamente si dovrebbe cominciare ad aumentare sensibilmente la promozione del territorio, poi si dovrebbe procedere ad opere tese a curare meglio il Quartiere delle Ceramiche e a curare il prodotto, cercando di sviluppare anche il marketing. Infine si dovrebbe intraprendere un’opera di ricerca, e stimolare il pubblico di cultori del genere con mostre specifiche.”

Cosa possono fare i governi cittadini per l’indotto?

“Noi non vogliamo che chi amministra ci trovi la clientela, ma poiché si parla di piccole imprese, spesso con un’unica persona che lavora, chi amministra dovrebbe aiutare a permettere la creazione del brand “Ceramiche di Grottaglie”, in modo tale che questo possa aprire anche nuovi mercati. Mercati grottagliesi che a mio avviso dovrebbero avere un prodotto di nicchia di qualità medio-alta.”

Quale è stata l’età d’oro della ceramica grottagliese?

“Gli anni ottanta. Il Quartiere era in fermento, la promozione turistica era funzionale e riusciva ad attirare molta gente, e avevamo una Mostra della Ceramica che rispecchiava la grandezza dei maestri dell’epoca, questa cosa infatti si è abbastanza persa negli ultimi tempi.”

In seguito abbiamo incontrato Giorgio Di Palma, uno dei più giovani ceramisti del Quartiere delle Ceramiche, abbiamo cercato di comprendere cosa spinge un ragazzo ad aprire una attività artigianale, e come si può innovare e sviluppare il genere.

Cosa ti ha spinto a intraprendere la professione da ceramista?

“Sicuramente ha contribuito il fatto di aver sempre visto all’opera mio padre (Prof. Luigi Di Palma ndr), ho iniziato trasportando su ceramica alcuni disegni che avevo già realizzato a Budapest, ma la difficoltà a trovare lavoro mi ha spinto a tornare qui.”

Come si può dare nuovo vigore al comparto ceramico?

“Bisogna mettere al centro il Quartiere. Bisogna dare unicità al guardare per salvaguardare le varie diversità artistiche tra le varie botteghe. Secondo me bisognerebbe aumentare i servizi, creare un indotto intorno al Quartiere, anche con pub e attività collaterali di svago. Il Castello Episcopio per me deve diventare un punto di partenza, all’ interno dovrebbe avere una pubblicazione creata con la spiegazione delle peculiarità delle vaie botteghe.”

Per te Grottaglie è un punto di arrivo o di partenza?

Grottaglie sicuramente è un punto di partenza, perché sicuramente ha più senso fare ceramica qui che a Milano, anche perché adesso sono quasi costretto a partire per allargare le mie conoscenze e il mio volume d’affari”

Dunque, possiamo dire che la ceramica Grottagliese ha due anime contrastanti al suo interno, una statica legata alla tradizione e alla sacralità della bottega e una dinamica, che guarda continuamente ad altri lidi rimanendo comunque legata al territorio di partenza. In un contesto pieno di idee propositive sembra quasi assurdo assistere ad una crisi così pressante, però poi mi sorge una amara considerazione: mentre noi giravamo erano i giorni di “Buongiorno Ceramica” iniziativa della AICC (Associazione Italiana Comuni Ceramici.) e posso dire con certezza come questa sia scivolata via tra l’indifferenza dell’Amministrazione, dei Grottagliese e di gran parte degli stessi ceramisti che hanno ignorato ancora una volta una occasione importante. Dunque bisogna impegnarsi concretamente tutti, poiché non possiamo lasciare che la nostra ceramica muoia colpita dall’indifferenza. Se non siamo noi i primi a salvaguardare la nostra ricchezza culturale chi lo farà per noi?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Grottaglie ha un patrimonio incredibile, non lasciamolo in balia dell’indifferenza vi prego. Noi lo abbiamo fatto per amore della nostra terra, amatela e rispettatela come meriterebbe. Troppo spesso proprio noi Grottagliesi abbandoniamo al proprio destino le nostre ricchezze per valorizzare quelle di altri, dando per scontato che tutto è così perché è così da secoli, se un aspetto del nostro paese non vi piace, o vi piace e volete valorizzarlo, parlatene. Lasciamo perdere i lamenti a mezza bocca perché non servono assolutamente a nulla. Parliamone per prima noi giovani che ci stiamo facendo sfuggire dalle mani questa fortuna, sia che siamo lontani sia che siamo vicini. Per una volta cerchiamo di creaci una opportunità.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...